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SELVA_The Inner Forests (ongoing)

The Covid 19 pandemic has raised new questions about man’s relationship with other animals. Not only because its causes lie in a distorted relationship with the environment and biodiversity, but also because this event offered us the opportunity to change our perception: during the first months of reduced human mobility, changes in the behavior of wildlife were observed, such as dolphins in the port of Trieste or jackals in urban parks in Israel. We realized how our lives are intertwined with those of other living beings.
At the same time, and for some decades now, in the forests of the European continent we are witnessing a progressive return of large predators, a consequence of the growth of forests (which now cover more than 40% of the territory) due mainly to the abandonment of rural areas. This developing situation puts us in front of the opportunity to review our strategies of coexistence with wildlife.
Italy is from this point of view a paradigmatic case: in 1921 the last wolf in the Italian Alps was killed by hunters. Today, 100 years later, Italy has an active and growing wolf population, and this is thanks to the particular social structure of the packs, from which single individuals leave in dispersion to look for new territories, but also thanks to the early policies of protection of the species (which had never been completely extinct in the Apennines) started in the 70s.
Selva_the inner forest, far from being a naturalistic photographic project, wants to investigate the relationship between man and the wild from a wider point of view. Some philosophers and contemporary activists look at the ecological crisis as a crisis of sensitivity: the lack of care and attention to the environment has impoverished our sensory and emotional sphere. By renewing the feeling of interdependence with other species we can feel part of the natural universe again. According to anthropologist Eveline Lot-Falck, “Among hunting peoples, such as the Siberians, humans feel intimately connected to animals. Between the human and animal species it is not a question of superiority, there is no essential difference.”
In other eras we have felt the need to devise systems of spiritual exchange with animals, as with shamanism or cave art. Legends, rituals, even down to the names of the constellations in the sky, testify of a past of coexistence.
Today, what kind of relationship is it possible to imagine with the great predators that are re-colonizing Europe? What kind of diplomacy is possible and who are the “diplomats” in charge of monitoring and managing the coexistence (and conflict) with species such as wolves and bears? How much do we know about the lives of these anmals that escape even our simple gaze? What can we learn from them, and how much has their ancient proximity shaped the very structures of our thinking over the course of evolution?
Ultimately, are we really “other” than animals?

2016/Ongoing
Research includes archival images from third parties and institutions; copyrights are included in captions.

ITA

La pandemia da Covid 19 ha sollevato nuove domande sul rapporto dell’uomo con gli altri animali. Non solo perché le sue cause risiedono in un rapporto distorto con l’ambiente e la biodiversità, ma anche perché questo avvenimento ci ha offerto l’opportunità di cambiare la nostra percezione: durante i primi mesi di riduzione della mobilità umana sono stati osservati cambiamenti nel comportamento della fauna selvatica, come per esempio i delfini nel porto di Trieste o gli sciacalli nei parchi urbani in Israele. Ci siamo resi conto di come le nostre vite siano intrecciate a quelle degli altri esseri viventi. In contemporanea, e ormai da qualche decennio, nei boschi del continente Europeo stiamo assistendo ad un progressivo ritorno dei grandi predatori, conseguenza della crescita delle foreste (che coprono ora più del 40% del territorio) dovuta principalmente all’abbandono degli spazi rurali. Questa situazione in via di sviluppo ci mette di fronte all’opportunità di rivedere le nostre strategie di convivenza con la fauna selvatica. L’italia è da questo punto di vista un caso paradigmatico: nel 1921 veniva ucciso dai cacciatori l’ultimo esemplare di lupo delle Alpi italiane. Oggi, a distanza di 100 anni, l’Italia ha una popolazione di lupi attiva e in crescita, e questo grazie alla particolare struttura sociale dei branchi, da cui singoli individui partono in dispersione per cercare nuovi territori, ma anche grazie alle precoci politiche di protezione della specie (che non si era mai completamente estinta sull’arco appenninico) iniziate già negli anni 70. Selva_the inner forest, lungi dall’essere un progetto fotografico naturalistico, vuole approfondire il rapporto dell’uomo con il selvatico da un punto di vista più ampio. Alcuni filosofi ed attivisti contemporanei guardano alla crisi ecologica come ad una crisi della sensibilità: la mancanza di cura e di attenzione verso l’ambiente ha impoverito la nostra sfera sensoriale ed emotiva. Rinnovando il sentimento di interdipendenza con le altre specie possiamo sentirci nuovamente parte dell’universo naturale. Secondo l’antropologa Eveline Lot-Falck, “Tra i popoli cacciatori, come i siberiani, l’uomo si sente intimamente legato agli animali. Tra la specie umana e quella animale non è una questione di superiorità, non c’è una differenza essenziale.” In altre epoche abbiamo sentito il bisogno di concepire sistemi di scambio spirituale con gli animali, come per lo sciamanesimo o l’arte rupestre. Le leggende, i riti, fino ai nomi delle costellazioni del cielo, testimoniano di un passato di convivenza. Oggi, che tipo di relazione è possibile immaginare con i grandi predatori che stanno re-colonizzando l’Europa? Quale diplomazia è possibile e chi sono i “diplomatici” che si occupano di monitorare e gestire la convivenza (e il conflitto) con specie come il lupo e l’orso? Quanto conosciamo della vita di questi anmali che sfuggono anche al nostro semplice sguardo? Cosa possiamo imparare da loro, e quanto la loro antica prossimità ha dato forma alle strutture stesse del nostro pensiero nel corso dell’evoluzione? In definitiva, siamo davvero “altro” rispetto agli animali?

2016/Ongoing

La ricerca include immagini d’archivio di terze parti e istituzioni, i diritti d’autore sono inclusi nelle didascalie.